Nel 2001, il Festival internazionale del film di Locarno affida per la prima volta la direzione artistica a una donna. Giornalista, sceneggiatrice e critica cinematografica, Irene Bignardi infonde al Festival uno spirito di apertura verso il mondo, catapultandolo nel cuore delle arti e delle grandi correnti di pensiero del momento. Nomina Teresa Cavina alla vicedirezione e conferma Tiziana Finzi nel ruolo di programmatrice e Chicca Bergonzi come responsabile dei Pardi di domani.
Irene Bignardi trasforma il Festival in un grande appuntamento culturale, arricchendolo di mirabili iniziative che favoriscono il dialogo Nord-Sud e le interazioni artistiche. Sorgono nuove strutture di accoglienza. Lo Spazio/Cinema con il Forum, due nuove sale di proiezione e i famosi Cubi, nei quali sono permanentemente presentate installazioni video selezionate da Harald Szeemann.
Il Forum ospita numerosi dibattiti e discussioni nell’ambito della nuova sezione In Progress, vero e proprio osservatorio delle aree culturali che irradiano il cinema. La sezione esplora le interazioni, le contaminazioni e i contatti consolidati tra cinema e arte di cui si alimenta, tra cui la musica, le arti visive, l’architettura e il teatro.
Sostenuta dalla DSC (Direzione per lo sviluppo e la cooperazione della Confederazione svizzera), una nuova sezione, Open Doors, mette in luce la cinematografia proveniente da regioni del mondo in cui il cinema è in via di sviluppo: Cuba, Argentina, Mekong e Maghreb. I film che trattano di diritti umani sono riuniti specificamente sotto la denominazione di Human Rights Program. Una retrospettiva dedicata al cinema indiano, Indian Summer, rafforza nel 2002 i rapporti con la DSC, divenuta partner indispensabile del Festival per il cinema proveniente dal Sud del mondo.
L’edizione 2002 dedica la sua retrospettiva ad Allan Dwan, «l’uomo dei mille film»,con la partecipazione del critico Giorgio Gosetti e della Cineteca svizzera. Tra il 2003 e il 2005, le retrospettive esplorano le sincopi che uniscono jazz e cinema (All That Jazz, diretto da Franco La Polla), il mondo della stampa giornalistica (Newsfront, diretto da Giorgio Gosetti) nonché l’opera di Orson Welles (The Magnificent Welles, con la collaborazione di Stefan Drössler, del Filmmuseum di Monaco e della Cineteca svizzera).
Il ventaglio di film selezionati continua ad ampliarsi e il Festival è «promosso» nella categoria A della Federazione Internazionale delle Associazioni dei Produttori di Film (F.I.A.P.F.). Può quindi selezionare ufficialmente per il suo Concorso internazionale opere prime e seconde nonché lungometraggi d’autore affermati. Ogni film presuppone una ricerca appassionata e spesso difficile, uno sguardo senza pregiudizi e audace, il desiderio di trovare, nel panorama cinematografico esistente, voci originali provenienti da tutto il mondo o valori consacrati dalla celebrità e dal successo.
Per il Concorso internazionale, la Direttrice rivela cineasti come l’argentino Diego Lerman, Pardo d’argento 2002 con Tan de Repente, il coreano KIM Ki-duk, che nel 2003 aveva presentato Bom, yeoreum, gaeul, gyeowool, geurigo, bom (Primavera, Estate, Autunno, Inverno… e ancora Primavera), la pakistana Sabiha Sumar, Pardo d’oro lo stesso anno con Khamosh Pani (Silent Waters) o ancora l’italiano Saverio Costanzo, Pardo d’oro 2004 con Private.
Irene Bignardi non manca mai di sorprendere il pubblico: Lagaan, once upon a time in India, commedia musicale indiana di Ashutosh Gowariker, riceve una vera e propria ovazione in Piazza Grande nel 2001, in presenza della superstar indiana Aamir Khan. Altrettanto inattesi: il ciclo completo di Cremaster (1994-2002) di Matthew Barney, la cui terza parte è proiettata in Piazza Grande nel 2003 o la collaborazione con lo Studio nazionale per l’Arte contemporanea Le Fresnoy di Tourcoing in Francia, diretto da Alain Fleisher.
Irene Bignardi moltiplica le iniziative, introducendo eventi speciali. Tavole rotonde cui partecipano gli scrittori Barry Gifford e Daniele Del Giudice, una serie di mostre fotografiche di Isabel Snyder e Fergus Greer e pittoriche di Friedrich Dürrenmatt. Sulla scia di questi eventi speciali, la Summer School, in collaborazione con l’Università della Svizzera Italiana, invita registi come Pedro Costa, Harun Farocki, Villi Hermann, Alain Cavalier, Richard Dindo e Lech Kowalski.
Nel corso delle cinque edizioni dirette da Irene Bignardi, il Festival attribuisce un Pardo d’onore a CHEN Kaige, Sydney Pollack, Ken Loach, Ermanno Olmi, Terry Gilliam, Abbas Kiarostami e Wim Wenders. Nel 2001 due Pardi d’onore speciali: il primo ai Cahiers du cinéma, per i 50 anni di critica cinematografica, il secondo al Sundance Institute, organismo indipendente presieduto da Robert Redford da 20 anni, e promotore del famoso Sundance Film Festival, diretto da Geoffrey Gilmore.
Nel 2006, il Consiglio d’amministrazione del Festival internazionale del film di Locarno affida la direzione artistica a Frédéric Maire. Giornalista, regista e cofondatore del cineclub per bambini La Lanterne Magique, conosce perfettamente gli ingranaggi del Festival in quanto è un suo stretto collaboratore da oltre vent’anni. Un vero e proprio figlio del Festival, formatosi sotto le direzioni precedenti (in particolare, è stato Responsabile del servizio stampa e membro della Commissione dei Programmi).
Frédéric Maire, originario di Neuchâtel, ridimensiona il Festival per puntare nuovamente l’obiettivo sugli autori, nello spirito festoso e conviviale che soltanto uno scrigno di tesori come Locarno è capace di offrire al cinema.
In equilibrio tra audacia e spirito di continuità, Frédéric Maire opera una minuziosa selezione di ciò che dovrà diventare un inventario vivace della produzione cinematografica mondiale. Allo stesso tempo, è importante confermare e perpetuare alcuni valori radicati nella storia del Festival, come l’accessibilità e la convivialità. Piazza Grande diventa, serata dopo serata, il veicolo di tale visione, pensiamo al concerto a sorpresa del 2006 eseguito dai musicisti dell’Orchestra di Piazza Vittorio in concomitanza con l’uscita del film omonimo di Agostino Ferrente. Lo stesso anno, Das Leben der Anderen (La vita degli altri), de Florian Henckel von Donnersmarck, riscuote un incredibile successo e riceve il Premio del pubblico. Ed è sempre Piazza Grande a offrire la cornice al palmarès dei vincitori, tra cui il Pardo d’oro ad Andrea Staka per Das Fräulein nel 2006 e a Masahiro Kobayashi per Ai no yokan (The Rebirth) l’anno successivo.
Frédéric Maire semplifica la struttura del programma, suddividendo i film in un numero essenziale di sezioni. Il concorso Cineasti del presente inserisce nella sua sezione il Concorso video e i Cineasti del presente, in un coacervo di opere radicali e innovatrici. Ici et Ailleurs offre grandi film sulla società, sottoposti all’attenzione del pubblico al di fuori di un’ottica competitiva. Chiaramente identificato a partire dal 1995 come un mezzo dalla potenzialità cinematografica importante, il video è ormai integrato e diffuso in tutte le sezioni del Festival, a partire dal Concorso internazionale, precedentemente riservato soltanto ai film in 35 mm. Nel 2007, la sezione dei Pardi di domani, dedicata ai giovani cineasti e diretta da Chicca Bergonzi, inaugura un concorso internazionale di cortometraggi che affianca il concorso svizzero.
Come esplorazione continua della settima arte, una nuova sezione, Play Forward, sviluppa un’intensa collaborazione con gallerie d’arte internazionali, come prolungamento delle vecchie sezioni Vidéo e In Progress. Con il coordinamento di Tiziana Finzi, Play Forward eredita da questo osservatorio interazioni, contaminazioni e contatti tra cinema e arti plastiche, disegnando un percorso originale riconosciuto a livello internazionale. Con base al Palavideo, le proiezioni della sezione Play Forward eseguono comunque incursioni nelle altre sale del Festival.
La continuità della sezione Open Doors è affidata a Vincenzo Bugno per garantire visibilità alla cinematografia proveniente dal Sud e dall’Est del mondo. Sempre con il sostegno della DSC, la sezione apre i battenti nel 2006 con Tailandia, Malesia, Indonesia e Singapore. L’edizione 2007 è dedicata a Vicino e Medio Oriente, con film libanesi, siriani, egiziani, israeliani, palestinesi, giordani e iracheni. L’espansione di Open Doors è determinata in particolar modo dalla rete sempre più fitta ed estesa di contatti in tutto il mondo e dall’aumento significativo delle candidature ricevute.
Il Festival offre inoltre uno spazio per agevolare il flusso delle opere a livello internazionale e un mercato per l’acquisizione e la diffusione dei film selezionati. Diretto da Nadia Dresti, l’Industry Office vede aumentare di anno in anno il numero di compratori provenienti da tutto il mondo.
Per la sua prima edizione, Frédéric Maire invita Aki Kaurismäki a partecipare personalmente alla Retrospettiva a lui dedicata, sempre nell’ottica di restituire uno spazio privilegiato agli autori contemporanei. E nel 2007 la Retrospettiva celebra i sessant’anni del Festival invitando numerosi cineasti scoperti a Locarno a tornare per presentare il film con il quale erano stati premiati all’epoca.
Nel 2007, il Festival festeggia i suoi sessant’anni sempre più proiettato nel futuro. La comunicazione visiva e il restyling della sua immagine, simboleggiata dalla famosa silhouette del pardo, sono oggetto di grandi trasformazioni. Risultato, cinque nuovi spazi e sale sono predisposti alla proiezione ad alta definizione (HD), in prima fila Piazza Grande, dotata a sua volta di una nuova cabina di proiezione, offerta dall’Ufficio federale della cultura e dai comuni di Ascona, Brione s/Minusio, Brissago, Gordola, Locarno, Losone, Minusio, Muralto, Orselina, Ronco s/Ascona e Tenero–Contra come cadeau al Festival internazionale del film di Locarno.